Che cosa ci strappa dal nulla? La libertà ai tempi dell’emergenza

In questo momento difficile, atipico, quasi surreale, in cui nessuno di noi avrebbe pensato di ritrovarsi fino a un mese fa, diverse domande si fanno strada nei nostri cuori e nelle nostre menti.

In particolare, le condizioni che ci costringono nelle nostre abitazioni, per quanto doverose e necessarie, al tempo stesso limitano fortemente quelli che abbiamo sempre considerato principi indiscutibili di libertà. Di fronte a ciò, dunque, non possiamo che porci interrogativi profondi.

A partire dal senso di questa “libertà”. Che libertà è mai questa? Quale libertà, perché sia degna di tale nome, può essere così facilmente e rapidamente sottomessa e negata, pur in virtù di una serie di condizioni che sembrano superarne la necessità?

Forse che la libertà non sia qualcosa di più delle circostanze che, pur legittimamente, abbiamo sempre ritenuto alla base dei nostri movimenti, del nostro agire, del nostro rapportarci con gli altri?

Dopo tanti giorni di quarantena, di isolamento forzato in casa, non posso fare a meno di avvertire un senso di solitudine: l’impossibilità di potermi spostare, di recarmi sul luogo di lavoro, di incontrare altre persone costringe, inevitabilmente, ad un confronto netto e chiaro con me stesso.

Allora comincio a considerare quanto le circostanze su cui sono solito erigere la mia esistenza, dal lavoro ai rapporti personali, siano in realtà incapaci di contrastare quel senso di vuoto che mi avvolge. Non che siano fattori insignificanti, certo, ma comunque inconsistenti di fronte alla portata di questo momento.

Rimangono, indubbiamente, le passioni, gli hobby: ciò che piace fare, quelle attività che smuovono e attivano cuore e mente, sono certamente un ottimo antidoto all’ozio e alla tentazione del divanismo. Per me, poi, sempre alla ricerca di qualcosa di dinamico e stimolante, interessi e passioni acquistano grande valore nella “trincea” quotidiana.

Tuttavia, nemmeno questi elementi, per quanto così costitutivi della propria personalità, sono in grado di reggere in maniera solida davanti a circostanze così determinanti.

Va considerato, indubbiamente, il ruolo chiave assunto dalla tecnologia in questo frangente: smart-working, videochiamate e messaggistica, una miriade di canali di intrattenimento, sono le principali funzionalità tramite cui l’universo Internet scandisce in modo ancor più decisivo le nostre giornate in casa. Le stesse piattaforme che usiamo con tale frequenza, dai Social ai siti web, fino ai canali usati con fini di passatempo ed intrattenimento, sono comunque un mezzo attraverso il quale abbiamo modo non solo di tenere la mente occupata, ma anche di dare sfogo a sensazioni, idee e sofferenze, altrimenti costrette all’interno delle solite quattro mura.

Al netto di tale giudizio rispetto al ruolo della tecnologia in questo momento, che resta decisamente positivo, ritengo comunque opportuno portare avanti la domanda: basta questo? Può la tecnologia, da sola, rispondere in maniera piena ed esaustiva al nostro desiderio di libertà?

In sostanza: che cosa può strapparci da questo “nulla”? Come riempire giornate vuote, in cui ciascuno di noi (come, del resto, i nostri governanti) procede a tentoni, nell’indefinitezza più totale, alla ricerca di una qualche certezza cui aggrapparsi?

Sia chiaro, non ho la risposta a questa domanda: ritengo, tuttavia, necessario e persino doveroso porsi almeno la questione.

Siamo in emergenza, certo, e la salute delle persone, il lavoro dei medici e la tenuta del sistema sanitario nazionale sono la priorità assoluta in questo momento.

Non dobbiamo, però, commettere l’errore di pensare che sia esclusivamente il tema sanitario ad essere in gioco. Anzitutto, l’emergenza economica, che già ora mostra segnali eclatanti, è ormai alle porte e sarà qualcosa di davvero imponente da affrontare.

Ma, al di là di tutto questo, c’è un tema di fondo su cui occorre riflettere: le nostre libertà più basilari, per le quali intere generazioni si sono battute e hanno dato la vita, sono momentaneamente represse. Ancora più grave, poi, è l’atteggiamento totalmente arrendevole con cui abbiamo accettato e continuiamo ad accettare tutto ciò.

Ripeto, nessuno mette in discussione la gravità della situazione: è, però, lecito ed estremamente libero, quantomeno, interrogarsi su questo: è possibile, pur davanti a un’emergenza di queste dimensioni, rinunciare alle nostre libertà personali, civili, umane in maniera così facile e inerte?

Davvero possono Conte e compagnia abbattere a suon di decreti il nostro incontenibile e sacrosanto desiderio di vita, di rapporti, di libertà?

Questo è il quesito che pongo a me stesso e a qualunque persona che, come me, non si sia arresa all’idea di mettere in quarantena persino la libertà di pensiero e di opinione.

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